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Maestro e allievo: un rapporto in evoluzione

Maestro e allievo: Alcune domande

Maestro e allievo è nella nostra società un rapporto sempre più frainteso.
 
Con il tempo ci siamo abituati a vedere in modo statico: ci identifichiamo con i nostri ruoli separandoci completamente dagli altri che interagiscono con noi. 
L’ovvia conseguenza di tutto questo è la separazione.
In base al modello che abbiamo introiettato, l’insegnante  possiede tutta la conoscenza e la trasmette, la travasa “meccanicamente” agli studenti che non sanno nulla, e che ricevono passivamente ciò che gli viene trasmesso.
E’ una relazione. a senso unico: l’insegnante sa già tutto e non deve imparare niente, l’allievo non sa niente e deve imparare tutto.
E’ una relazione gerarchica in cui il potere è detenuto dal maestro e il discepolo  si trova di conseguenza in una qualche posizione subalterna. 

E’ una. relazione statica , una merce di scambio venduta e comprata.

Proviamo ora a farci delle domande:

E’ soddisfacente questa relazione? E’ davvero funzionale ad un processo di apprendimento? 

Maestro e allievo: Un rapporto dinamico

 

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Poiché essere un maestro non significa dire: “E’ così”, non significa neanche impartire lezioni, e simili; no: essere un maestro significa, in verità, essere discepolo. L’insegnamento comincia quando tu, maestro, impari dal discepolo, quando tu ti trasferisci in ciò che ha compreso, e nel modo in cui ha compreso. …
Il discepolo è l’occasione perché il maestro comprenda se stesso, e viceversa il maestro è l’occasione perché il discepolo comprenda se stesso”.
Pierre Hadot – Esercizi spirituali e filosofia antica.

In tutti i campi , ma soprattutto se si parla di Buddhismo, di Yoga, di crescita personale, di un percorso lungo un cammino di conoscenza, allora credo che il processo di apprendimento sia qualcosa di vivo e dinamico: sia l’insegnante che lo studente sono all’interno di questo processo e interagiscono reciprocamente e dinamicamente.

Ognuno impara qualcosa dall’altro.

La conoscenza stessa non è qualcosa di statico: è viva è dinamica è in termini generali un modo di vivere , un modo di essere ed in questo senso non può essere venduta  comprata .

All’interno del processo di conoscenza e  di apprendimento maestro e discepolo interagiscono allenato e sviluppando qualità collegate le une alle altre.

Tutto questo non deve far pensare che non esistano ruoli o rispetto reciproco, che non viene riconosciuto che c’è qualcuno che, in qualche modo, ha una conoscenza più viva, un’esperienza da condividere: direi che è proprio il contrario.
I due cardini del rapporto sono :

 Autenticità

Nell’insegnamento si trasmette ciò che si è. Non conta il sapere accumulato, ma la nostra condizione d’Essere.
Gerard Blitz

L’autenticità è la capacità di condividere, di momento in momento, ciò che siamo, così come siamo, senza nasconderci in un ruolo prefissato, sia esso quello del maestro o quello dello studente .

In ogni momento e con ogni gesto, comunque, si trasmette ciò che si è, quindi è del tutto inutile e controproducente assumere intenzionalmente una “maschera”, molto meglio cercare di riconoscere e di liberarci da tutte le maschere. 

 Empatia

Nel corso degli anni, tuttavia, i risultati delle ricerche condotte sono andati ammassandosi, e hanno decisamente rafforzato la conclusione che un alto grado di empatia in una relazione è probabilmente il fattore più potente nell’apportare trasformazioni e apprendimento.
Carl G. Rogers – Un modo di essere.

 Empatia :  capacità naturale di entrare in relazione, prima di tutto con noi stessi, e poi con l’altro in modo caldo e gioioso, in modo gentile e sensibile, lasciando andare i giudizi e i preconcetti, ma soprattutto lasciando andare la separazione per vivere e sentire con l’altro, senza per questo perderci o identificarci con l’altro.

L’obiettivo dello Yoga è far venire fuori la natura dell’allievo, coltivare i semi, porre i presupposti affinché ognuno possa costruire e gestire nel migliore dei modi la propria via nel mondo.

 

Maestro allievo: Le caratteristiche del rapporto

 

maestro

 

 

Per lo Yoga sapere è praticare, chi sa pratica; conoscenza, dunque, è praticare la propria strada nella vita, secondo la propria coscienza ed esperienza.

Da queste premesse si possono desumere alcune importanti caratteristiche del rapporto tra maestro e allievo.

Il maestro svolge la sua attività con atteggiamento meditativo, rendendosi vuoto e aperto, la sua mente e quella dell’allievo formano una mente unica e lavorano insieme.

L’insegnamento e l’apprendimento esprimono comunanza di vita, maestro e allievo procedono insieme traendo reciproco vantaggio e sviluppo

Il maestro non si muove secondo schemi rigidi e prefissati ma seguendo le inclinazioni del discepolo.

La finalità dell’insegnamento diventa la trasmissione di un modo di essere , di porsi di fronte alla vita, di avere consapevolezza del presente che rende ogni momento unico.

E’ un cammino difficile e dal delicato equilibrio in cui i pericoli da evitare sono: l’eccesso di autoritarismo e soggezione, l’utilitarismo, il consumismo, la superficialità e la presunzione.

Il maestro non è perfetto, ma, come l’allievo è in evoluzione e parte della sua evoluzione è proprio data dal suo rapporto con il discepolo. In questa relazione coltiva virtù significative quali: disponibilità all’ascolto, al dialogo e alla comprensione, accettazione e pazienza, gentilezza, buon umore, senso dell’umorismo e autoironia, calma e appagamento ed in particolar modo modestia.

L’allievo, da parte sua, per poter instaurare una relazione produttiva, deve avere fiducia nell’insegnante rispettandolo e seguendo con attenzione le indicazioni. Fiducia ancora maggiore va riposta negli insegnamenti dello Yoga, non per aderirvi ciecamente, ma per poterli sperimentare; essere disposti a provare qualcosa, senza pregiudizi, è condizione necessaria per conoscere.

Ciò senza rinunciare a una partecipazione critica e responsabile, per riflettere sull’esperienza ed elaborarla in proprio, anche esprimendo dubbi o perplessità.

La relazione tra insegnante e allievo è guidata dal sentimento di comunanza nel cammino della Vita.

 

Maestro Allievo: Il metodo 

 

maestro

 
 
 
Ti indicherò dov’è il pozzo, dove è la corda, dove è il secchio.
Ti insegnerò a servirti della corda e del secchio,
ma non tirerò la corda per te.
Veda
 
 Poiché la ricerca interiore riguarda il modo di percepire e vivere la vita, allora l’insegnante adotta un metodo didattico che favorisce la comprensione diretta, esperienziale: questo non significa che non c’è una parte teorica, che non si espone il modo di vedere, ma vuol dire che la parte teorica viene introdotta gradualmente, nella misura in cui l’allievo riesce a verificarla, a farla propria.
In questo modo si favorisce nell’allievo la crescita dell’autostima, della fiducia nei propri mezzi e nelle proprie capacità, che è un fattore essenziale.
Due errori molto grandi sono quelli di fornire troppe informazioni non verificabili esperienzialmente dall’allievo e di creare un clima in cui l’allievo si sente in soggezione, in qualche modo schiacciato dall’insegnante e/o dall’insegnamento: questi errori bloccano ogni possibilità di reale comprensione e evoluzione.

 

Maestro Allievo: Conclusioni

Il paradosso che si osserva oggi in tutti i generali progressi di apprendimento ed in particolare in quelli inerenti fra ricerca interiore, derivano da un concetto fuorviante della parola”insegnare”.
Qualsiasi sia il campo della conoscenza che vogliamo considerare, penso che come esseri umani possiamo insegnare molto poco.

Ciò che invece possiamo fare è imparare ad apprendere dalle relazioni e dalle esperienze. Non è l’insegnante che insegna all’allievo, né l’allievo che impara dall’insegnante, ma pittosto entrambi sono all’interno dello stesso processo di apprendimento e possono imparare grazie al contesto della loro relazione e all’interesse e all’amore che hanno per la materia di studio.

Considerando il processo di apprendimento come un qualcosa di gerarchico e statico si finisce con l’impedirne l’evoluzione.
Il maestro fornisce gli strumenti per poterci evolvere esattamente come un genitore fornisce gli strumenti al figlio perché possa autonomamente percorrere il cammino della vita . Solo così potremo sentirci a nostro agio , rapportarci agli altri con autenticità assecondando il nostro naturale processo di crescita.
Allenarsi a mantenere chiaro ed esplicito il nostro modo di vedere ci permette di interagire gli uni con gli altri in modo più salutare, ci aiuta a sentirci reciprocamente più a nostro agio e facilita il nostro processo di crescita.

Il ruolo dell’insegnante non è quello di affermarsi, ma di dare gli strumenti e poi, passo passo, gradualmente sparire.
Gerard Blitz
 

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