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Mindfulness

Mente: la zingara che ci rende infelici.LO STUDIO DELLA HARVARD UNIVERSITY

 

Mente vagabonda: circa il 30% delle persone vaga con i propri pensieri durante lo svolgimento delle attività quotidiane.

Ma è più felice chi riesce a rimanere concentrato su quello che fa.

Lo studio della Harvard University di Cambridge lo conferma.

Quante volte ci capita di svolgere una qualsiasi attività e la nostra mente vaga altrove? Abbiamo mai letto una pagina di un libro  e ci siamo resi conto di non aver immagazzinato niente di quello che abbiamo letto?

O parlare con una persona, magari al telefono, per risponderle a monosillabi e ci accorgiamo di non aver realmente conversato con lei?

Sicuramente rispondiamo tutto di si.

E’ un fenomeno che capita a tutti noi e persino più volte durante la giornata ed è quello che si definisce “mind wandering” ovvero “mente vagabonda”.

Mente vagabonda: Le ricerche 

Le ricerche ci confermano infatti che circa il 95% dei pensieri che facciamo durante l’arco di una giornata siano gli stessi del giorno prima e, oltre ad essere ripetitivi, rischiano di essere dannosi: è come se riempissimo la nostra mente di spazzatura , con l’inevitabile spreco di energia che occorre per ripulirla o con l’inevitabile conseguenza di “ingolfare ” la nostra mente.

La ricerca di Killingsworth e Gilbert della Harvard University

Partendo dall’assunto che è molto difficile , fare delle sperimentazioni in laboratorio  sui pensieri reali delle persone durante le loro attività quotidiane, i  due studiosi hanno escogitato un metodo ingegnoso e contemporaneo.

E’ sta creata un’applicazione per Iphone che, contattando le persone durante le loro attività quotidiane normali, poneva loro domande in tempo reale.

In questo esperimento, ai 2.250 adulti coinvolti venivano poste domande sul loro grado di felicità in quel momento, su cosa stessero facendo, e se stessero pensando a qualcosa di diverso rispetto all’azione in corso.

ESISTE UNA SCALA DELLA FELICITÀ – Sorprendentemente è stato scoperto  che esiste tutta una scala di crescente felicità provata durante varie azioni quotidiane.

Si va dal livello minimo del sonno e del lavoro, al momento del trasferimento per pendolarismo, al fare i lavori di casa, leggere, prendersi cura dei figli, ascoltare musica, parlare con gli altri, fare esercizio fisico, fino, com’è facile immaginare, al fare l’amore.

Il dato sorprendente è stato che il livello di felicità è influenzato anche dal contemporaneo vagabondaggio mentale.

Ovviamente minimo quando si sta pensando a qualcosa di spiacevole, per poi crescere quando si pensa a qualcosa di neutro o di piacevole.

Ma ,ancora maggiore ,risulta il livello di benessere psicologico quando la mente non vola e si è concentrati su quello che si sta facendo in quel preciso momento.

CONCLUSIONEIn conclusione – affermano Killingsworth e Gilbert – la mente umana è una mente vagabonda e una mente vagabonda è una mente infelice. La capacità di pensare a qualcosa che non sta succedendo in quel momento è certamente un traguardo cognitivo che però ha un suo costo emotivo».

Mente:Controllarla è possibile.

5 piccoli trucchi per grandi cambiamenti

 

 

1. RESPIRA

Più il  respiro è profondo e regolare più il flusso di pensieri si abbasserà placando la mente . Sono sufficienti pochi minuti al giorno , magari alla mattina e alla sera per portare attenzione al corpo e al respiro.

2. SORRIDI 

Oltre ai vari effetti benefici scientificamente provati che apporta all’organismo (regolazione della pressione sanguigna, riduzione dello stress, attivazione del sistema immunitario, miglioramento del tono generale dell’umore) il sorriso è utilizzato per specifiche ragioni sociali e, quando autentico e genuino, comunica, incoraggia e ci predispone all’apertura mentale.

3. IMPARA A FOCALIZZARE L’ATTENZIONE

La nostra concentrazione funziona un po’ come un allenamento sportivo…più ti applichi più avrai risultati!

Il primo passo è uscire dalla “pigrizia mentale” e cominciare a focalizzare l’attenzione per riportare la mente nel qui ed ora.

Come fare?

Se stiamo  leggendo un libro e la mente vaga, fermiamoci e focalizziamo l’attenzione alcuni secondi sul respiro e riportiamo l’attenzione. Ricordiamoci che la chiave è la presenza mentale.

4.FERMA LA FUGA

Alle prime avvisaglie  di fuga della mente domandiamoci se vogliamo essere i registi della nostra vita o delle semplici comparse. Identifichiamo i pensieri associati alla fuga e concentriamoci sul momento presente . Proviamo a scrivere di getto, su un pezzo di carta , l’emozione che proviamo e lo stato d’animo durante la fuga. Verbalizzare aiuta a rielaborare la situazione.

5.  LA “TECNICA DEL MANDARINO”

Chiudiamo gli occhi e immaginiamo di stringere in mano un mandarino, concentriamoci sui suoi dettagli (consistenza, odore, peso ecc.), passandolo da una mano all’altra. Ora afferriamo il mandarino con la mano destra e portiamolo a toccare la parte posteriore della testa: lasciamo che il mandarino galleggi in equilibrio in questa posizione. Infine, sempre rimanendo con gli occhi chiusi, immaginiamo che il campo visivo si espanda e riesca ad abbracciare tutto l’ambiente circostante. Avvertiremo  una sensazione di rilassamento accompagnata da maggior lucidità mentale.

 

 

 

 

 

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