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Pensieri in libertà

Compassione universale: empatia al di là della religione

 
 
 
“[…] Forse alcuni lettori potranno essere scettici di fronte all’idea della compassione universale. Magari ammirano questo tipo di atteggiamento negli altri, ma pensano che se lo adottassero in prima persona dovrebbero farsi carico delle pene del mondo e ritengono che nella loro vita ci sia già abbastanza dolore perché possano accollarsi anche quello altrui.
 
È vero, almeno in parte, che dedicarsi al prossimo implica affrontare difficoltà che altrimenti non sarebbero nostre. Tuttavia, il disagio che possiamo provare nel condividere i patimenti di un altro è ben diverso dall’esperienza diretta della sofferenza.
 
Quando manifestiamo empatia nei confronti di qualcuno che si trova in uno stato di angoscia e prostrazione, forse all’inizio avvertiamo un certo disagio mentale, ma avere scelto volontariamente di aprirci ai problemi dell’altro è una dimostrazione di coraggio, e dal coraggio scaturisce fiducia
Per contro, quando il dolore è nostro, non abbiamo tale libertà di scelta, e la differenza è del tutto ovvia.
Inoltre, sebbene la compassione nasca dall’empatia, si tratta di due cose diverse.
L’empatia è caratterizzata infatti da una sorta di risonanza emotiva, il sentire conl’altra persona. La compassione, invece, non è soltanto condividere le esperienze degli altri, ma anche aspirare ad alleviare la loro sofferenza.
 
Essere compassionevoli non significa quindi concentrarsi unicamente sulla condivisione delle emozioni, sforzo che potrebbe lasciarci esausti.
Dopotutto, la compassione dei medici non sarebbe così efficace se si limitassero a preoccuparsi di condividere il dolore dei pazienti. Compassione significa voler fare qualcosa per sollevare gli altri dal loro disagio, e tale desiderio di aiutare, lungi dal caricarci di ulteriori sofferenze, in realtà ci fornisce energia e il senso di avere uno scopo e una direzione.
Quando agiamo sulla base di una tale motivazione, ne beneficiano tutti, sia noi sia le persone che ci circondano.
Tuttavia, poiché la Compassione Universale implica l’espansione progressiva della nostra sollecitudine verso gli altri, fino ad abbracciare l’intera umanità, dev’essere coltivata in modo continuativo. Convinti della sua necessità e del suo valore, e servendoci dell’intelligenza, impariamo gradualmente a estendere la preoccupazione per il prossimo, prima a livello della nostra famiglia più ristretta, passando poi a tutte le persone con cui entriamo in contatto, inclusi in modo particolare i nostri nemici, per giungere infine all’intera famiglia umana e persino a tutti gli essere senzienti.
 
Chi si è affidato a una fede religiosa possiede abbondanti risorse per lo sviluppo della compassione, e l’approccio religioso offre grandi potenzialità all’umanità nel suo complesso.
Ma la fede non è un elemento indispensabile, perché esistono tecniche laiche, la cui efficacia è stata dimostrata scientificamente, che permettono di far crescere in noi le qualità più auspicabili.
Pare proprio che sviluppare i valori interiori sia del tutto simile all’esercizio fisico: più ci alleniamo, più diventiamo forti. Tanto per citare un esempio, le ricerche neuroscientifiche condotte da un altro mio vecchio amico, Richard Davidson, hanno dimostrato che anche brevissimi periodi (due settimane) di addestramento alla compassione possono condurre allo sviluppo di nuovi patterns cerebrali – che possono essere osservati nel cervello dei soggetti sottoposti all’esperimento -, nonché a una maggiore inclinazione alla generosità altruistica.
Spero che questa ricerca possa aprire la via all’introduzione dello sviluppo della compassione nelle scuole, che avrebbe un valore enorme.
L’educazione moderna si basa su valori materialistici. Eppure, come sono solito sottolineare, è di vitale importanza che mentre istruiamo i nostri bambini a livello intellettuale non dimentichiamo di coltivare anche le qualità del loro Cuore, e uno degli elementi chiave per farlo è proprio offrire nutrimento allo loro innata natura compassionevole.”
 
 
Tratto da “La felicità al di là della religione”
Tenzin Gyatso, S.S. il XIV Dalai Lama
 
 

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