Le passanti: quando una donna dà voce alle donne di De Andrè

“Le passanti”

Le passanti sono quelle donne che hanno attraversato i nostri giorni, le labbra assenti e quelle che si prolungano nel tempo, quelle che ci mancano, quelle che avremmo voluto trattenere a noi, nonostante troppo distanti.

Ognuno ha le sue passanti, ogni passante è diversa, nessuna è simile alla precedente, sono tutte lì, sono le donne della nostra vita.

A Mercantia, la Compagnia Doppio Incanto ha messo in scena “Le passanti” ispirato alla celebre canzone di De Andrè.

Elisa Tommasi, accompagnata da Lohengrin Di Ponio, ha dato voce e corpo alle donne di Andrè. Un’operazione ardua ma sicuramente ben riuscita.

Come nasce Doppio Incanto?

Lohengrin Di Ponio ed io ci conosciamo dai tempi delle scuole medie . Eravamo molto amici e abbiamo cominciato a suonare e cantare insieme. Poi come spesso succede nella vita, ci siamo persi di vista. Lohengrin Di Ponio , ha continuato il suo percorso da musicista diventando un bravissimo chitarrista. Io, ho preso una strada completamente diversa. Mi sono laureata in Pedagogia con indirizzo interculturale e mi sono trasferita a Napoli. Là mi sono occupata a tempo pieno del sociale , conoscendo storie ,persone e realtà che mi hanno dato veramente tantissimo. Ho amato Napoli profondamente quasi da fare male. A lavoro ho conosciuto il mio ex marito, con il quale ho avuto un figlio. Il matrimonio è stato un errore.

Questo ha cambiato il corso della mia vita .A trent’anni avevo la percezione di essere vittima di un destino ineluttabile.Mi ero arresa. Ma come fanno moltissime donne , ho lottato , ho lottato con tutte le mie forze , per tutelare mio figlio e per riprendere la percezione di me. Sono molto critica con me stessa:sicuramente ho fatto scelte sbagliate , magari superficiali ma se c’è qualcosa che tutta questa brutta storia mi ha insegnato è imparare a fidarmi del mio istinto , di me stessa e di quello che sono.Alla fine la mia è una storia che accomuna tantissime donne.

Cantare De Andrè non è un’arma a doppio taglio?

Assolutamente si. Cantare De Andrè se da un lato ti porta facilmente a intercettare l’interesse del pubblico, dall’altro ti espone al grandissimo rischio di imitare un inimitabile. Soprattutto da parte di una donna. Ho dovuto trovare una mia chiave interpretativa senza cadere nel facile errore di una cover di De Andrè. Non solo non sarebbe stato rispettoso nei confronti di un artista che amo profondamente, ma sarei sicuramente andata incontro ad un grande fallimento.

Come nasce “Le passanti?”

 

E’ un progetto rimasto in incubatrice per parecchio tempo. Non mi reputo una grande artista , ma ho qualcosa da dire e ho la fortuna di avere accesso agli strumenti che mi permettono di comunicare.

Le passanti “nasce da una concorso di varie intenzioni. La prima, la più banale e immediata è che amo De Andrè e non solo, De Andrè ha rappresentato la colonna sonora della mia vita. In secondo luogo, De Andrè è stato un artista che ha cantato le donne , sicuramente dalla sua prospettiva di uomo ma con una capacità di andare a fondo, di scavare nell’intimo. Ho pensato che dare vita alle sue donne, lasciarle parlare tramite una donna, sarebbe stato un gradito omaggio ad un poeta che le amava veramente tanto.

Un altro fattore che ha giocato un ruolo importante nella definizione di questo progetto è stata la mia esperienza. Nella mia vita precedente ho avuto modo di conoscere tantissime donne , donne di grande amore e generosità che porto nel mio cuore. Alla fine le donne di De Andrè che io interpreto sono le mie donne, le donne che ho conosciuto nella mia vita.

Fammi un esempio

le passanti

Princesa , che è la prima canzone che interpreto nello spettacolo, parla di una transgender della difficoltà di una donna nate in un corpo di uomo che non riconosce .Pricesa mi riporta a Luis , un bambino che ho amato tantissimo.Tra noi si era instaurato un legame fortissimo,io ero la sua educatrice. I servizi sociali , temendo che il nostro affetto potesse scavalcare il legame con la madre ci hanno separato e improvvisamente e Luis ed io, non ci siamo più visti. C’erano indizi all’epoca, che fosse omosessuale, ma era un bambino e non era stato dato molto credito a questi sospetti . Anni dopo ho saputo da un mio collega, nonché caro amico che Luis, oggi, è una bellissima donna e sta con molto coraggio, facendo il suo percorso per diventare donna a tutti gli effetti. Ecco, Luis è la mia Princesa.

Tra le donne che canti ci sei anche te ?

Assolutamente si. Le “tre madri “sono io, ed è la rielaborazione di un momento difficilissimo in cui ho pensato di perdere mio figlio e di non rivederlo più. In quella circostanza ho capito il dolore immenso che può provare una madre quando perde il proprio figlio. Questa parte mi ha aiutato e mi aiuta ancora ad esorcizzare quel momento.

C’è una parte finale fortissima nello spettacolo , in cui ti levi l’abito leopardato che indossi durante lo spettacolo.

Cosa hai voluto dirci?

 

Si ,è un momento dello spettacolo a cui tengo molto. Nella versione originale , quella per il teatro, è prevista la completa nudità. Qui ,per Mercantia, abbiamo optato per una versione più edulcorata, data anche la varietà di pubblico. Ho voluto raccontare un percorso inverso. non la costruzione della bellezza ma la decostruzione della bellezza . Dal tacco e dall’abito, andare a levare , a decostruire per raggiungere l’essenza del corpo della donna, che non pretende di essere perfetto ed impeccabile , ma proprio per questo intriso di sacralità.

Elisa è una donna forte e carismatica è una di quelle donne che non passano inosservate .

A lei va il mio grande ringraziamento per avermi donato l’amore per un grande artista che non conoscevo abbastanza.

Io dedico questa canzone 
Ad ogni donna pensata come amore 
In un attimo di libertà 
A quella conosciuta appena 
Non c’era tempo e valeva la pena 
Di perderci un secolo in più

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